Un sito per raccogliere proposte di riconversione per la RWM


Il progetto sul disarmo mira ad immaginare un’alternativa concreta alla fabbrica di bombe RWM perché non è pensabile che in Italia, paese nel quale la Costituzione rigetta la guerra,

un territorio si debba reggere economicamente sulla costruzione di ordigni che massacrano gli abitanti di altri paesi.


Sarah Revoltella, su invito del Comitato di Riconversione per la RWM, si è messa al lavoro per ideare un’opera che coinvolgesse la comunità sarda, ma non solo,

alfine di immaginare un’ipotesi di soluzione al complesso problema della riconversione della fabbrica RWM.


L’artista ha proposto al comitato di approntare un sito che consentisse alle persone desiderose di trovare un’alternativa,

di depositare e raccogliere proposte

per cominciare a verificare cosa potrebbe sorgere al posto della fabbrica di ordigni bellici.

L’idea è quella di raccogliere e individuare proposte eco-sostenibili alternative, consentendo alle persone interessate di fare rete, tramite la condivisione e la messa a disposizione delle proprie idee,

della propria professionalità, per valutare i progetti e cercare le risorse materiali ed economiche necessarie per realizzarle.


Il progetto, una volta avviata la raccolta delle proposte, prevede la messa a punto di una piattaforma interattiva che consenta di appurare in anticipo la bontà o meno di un intervento in maniera partecipata.

Si tratta di un processo che vuole avvalersi anche della possibilità di creare delle simulazioni, per valutare in anticipo la ricaduta sul territorio delle proposte in maniera da fornire un quadro quanto più accurato e realistico degli interventi presentati.

Questa condivisione a monte nella fruizione delle idee favorisce sia un maggiore coinvolgimento da parte della comunità di riferimento a cui la proposta è rivolta e sia un riscontro immediato da parte dei tecnici, degli esperti di settore e degli scienziati che sono messi nella condizione di poter valutare in anticipo l’impatto dei vari progetti sul territorio.


Ci sarà un link di approfondimento nel quale sarà possibile rilevare eventuali segnalazioni e correzioni da parte degli utenti esterni, invitati a creare un sistema di reciproco controllo dei dati per arrivare ad una reale collaborazione in linea con i principi di competizione etica del sito.

Il senso dell’operazione è sostanzialmente quella di permettere a progetti legati al mondo dell'arte e dell'ecologia di essere presentati, tutelati e compartecipati on-line, nel rispetto reciproco grazie allo scambio e all'offerta dei servizi necessari. In questo modo gli utenti avranno la possibilità di condividere le proprie idee trovando le professionalità o gli investitori interessati a far crescere i progetti di riconversione.


Nel momento in cui il progetto raggiunge il quorum delle figure professionali per partire, gli
investitori diventano "azionisti" in percentuale alla valutazione del lavoro fornito che viene
ripartito in quote. Per le valutazioni del lavoro fornito ci si può rifare alle tabelle attualmente in vigore.
Il grande vantaggio di questo metodo è quindi di aprirsi agli occhi del mondo, consentendo una
larga partecipazione alle proposte e garantendo la trasparenza e la verificabilità delle stesse da parte degli esperti.


Questa raccolta delle proposte, è quindi la prima fase di un progetto in divenire per dimostrare che
la comunità sarda è interessata a trovare delle possibili alternative alla produzione di bombe, in
linea con i principi di un’economia etica e sostenibile a vantaggio di tutti.


Arte contro le Armi


I passaggi che hanno preceduto il progetto di riconversione della RWM.
I motivi che spingono un’artista ad occuparsi di disarmo sono molteplici, nel caso di Sarah
Revoltella si tratta di un percorso concettuale che è iniziato in concomitanza con il centenario della Grande Guerra.


La prima tappa


Nel 2015 l’artista ha realizzato una performance nella quale rompeva dalla loggia di Bassano del
Grappa, luogo simbolo della Prima Guerra mondiale, delle riproduzioni in scala reale di dieci armi
di ceramica, realizzate dai talentuosi ceramisti di Nove, attualmente in uso nella maggior parte dei conflitti in giro per il mondo.
I cocci delle armi rotte venivano successivamente piantati all’interno del chiostro del Museo di
Bassano come simboli di rinascita. Il tema centrale della performance Io combatto era appunto che
gli investimenti sulle armi e sugli ordigni di morte dovevano essere sostituiti da nuove produzioni, legate al mondo dell’artigianato, dell’arte, della vita.

 


La seconda tappa di questo percorso è stata una performance internazionale nel corso della quale
l’artista ha coinvolto i performer di sei paesi (USA, Russia, Francia, Pakistan, Turchia, Italia)
realizzando una performance collettiva in streaming durante la Biennale del 2017. Nel corso di tale
azione i performer dei paesi coinvolti rompevano simultaneamente le armi come atto di rivolta su
scala internazionale alla logica degli investimenti legati al mondo bellico.


La terza tappa è stata la creazione nel 2019 dell’arazzo “Stelle e Conflitti” che ha visto il
coinvolgimento delle tessitrici di Nule nella realizzazione di un grande arazzo (4x2mt) che
rappresenta il rapporto tra i “buchi neri” e i paesi in guerra. L’arazzo realizzato dalle tessitrici di
Nule coordinate da Eugenia Pinna, vuole essere un monito per rilanciare la tessitura come una delle
eccellenze, da cui partire per attivare circuiti di produzione alternativi che tengano conto della
sostenibilità e della cooperazione come alternativa ai lavori legati al mercato delle armi. Le tessitrici
per realizzare l’arazzo dovevano lavorare insieme, in un’atmosfera di collaborazione e sostenibilità.


La tessitura in quest’ottica diventava un’azione concreta, un pugno di donne si erano messe al
lavoro per realizzare un’opera d’arte che voleva simbolicamente imbrigliare i “buchi neri” delle
guerre presenti nel pianeta nelle trame del tessuto. Il folle volo di Ulisse si compiva attorno ad un
telaio, dove l’arazzo, nato idealmente per depotenziare i conflitti e aprire simbolicamente una
breccia di speranza: prendeva vita.


Nel 2019 l’arazzo è stato esposto al Museo Nivola di Orani, presso il Museo del Pane ad Iglesias, al
Museo Macc di Calasetta e alla Biennale di Venezia.